lunedì 29 ottobre 2012

IL DIARIO DI MONACO: Unica pagina ritrovata

Giorno 6: Un dolce ma triste ricordo.

Dopo sei giorni di stretta collaborazione con l'alcolista di Treviso (chiedo scusa a tutti i veneti specialmente alla mia dolce e cara amica Alessia) e tentando inutilmente (seguendo le sue pseudo-spiegazioni condite di bestemmie) di fare una pizza decente, oggi, è bastato semplicemete passare 10 minuti con Luciana che subito mi è uscita una pizza perfetta. T
almente perfetta che dopo quella ne ho fatto almento altre trenta. Arrivavano comande una dietro l'altra. Stendevo la pasta, condivo, infornavo e sfornavo, stendevo la pasta, condivo, infornavo e sfornavo, stendevo la pasta, condivo, infornavo e sfornavo e tra un infornata e l'altra mi è scesa una lacrima. Sul momento non capivo per quale motivo mi fosse accaduta una cosa del genere ma è bastato un attimo per materializzare nella mia mente la risposta. Era tutto cosi familiare, quell'odore, quel calore, quei movimenti. Era quello che sin da piccolo ho visto fare (e ho fatto) nel panificio di mia zia, scomparsa da pochi giorni. Il mio racconto di oggi è dedicato a Lei, alla sua vita passata a lavorare per poi lasciare questa terra nella più estrema sofferenza. Chi ha piu di 25 anni si ricorderà le focacce e le canestre che accompagnavano le nostre ricreazioni a scuola, profumi e sapori che ormai sono perduti per sempre. Mentre lavoro e penso di essere stanco ripenso ai sacrifici fatti da tutta la mia famiglia per dare a me una vita dignitosa. Non potrò in alcun modo ringraziarli abbastanza per tutto questo, se non continuando a impastare farina per continuare la tradizione. L'ultima cosa che mi ha detto prima di lasciarci non la dimenticherò finche campo:" Fiddò, non lavorare per accumulare denaro ma per vivere la vita giorno per giorno. Se guadagni 10€ mangiati e beviti 10€ perchè alla fine passi una vita a lavorare e poi ti ritrovi solo in un letto aspettando che la vita stessa ti abbandoni". Un poeta diceva:"Quando si muore si muore soli". Ora so cosa intendeva dire. Scusate per questo ricordo poco pertinente e scusatemi ulteriormente se a differenza del diario di Berlino (dove lo stile era molto più libertino), in queste pagine c'è un po di malinconia ma, l'unico modo che ho per esorcizzarla è descriverne le sfaccettature. Domani vi racconterò una storia da film che ha vissuto il mio collega Fabio e ricomincerò con le parlolacce e tutto il resto. Gute Nacht meine lieben Freunde!

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